L'ETÀ DELLA SAGGEZZA

POESIE E PENSIERI CONTRO IL RAZZISMO PER UN MONDO MIGLIORE

FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI…
Fatti non foste a viver come bruti è il verso 119 del canto XXVI dell’inferno di Dante Alighieri. Fa parte del discorso che Ulisse rivolse ai suoi compagni per spronarli a continuare il loro viaggio oltre le colonne d’Ercole, confine ultimo del mondo allora conosciuto. Ulisse concluse così il suo appassionato discorso:
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
Ulisse chiede cioè ai propri compagni di pensare alla propria origine: non sono stati creati per vivere come animali, ma per seguire la virtù e la conoscenza.
Dante ALIGHIERI
Firenze 1265 – Ravenna 1321. Padre della lingua italiana, autore della Divina Commedia universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale.

ODIO GLI INDIFFERENTI
Odio gli indifferenti. Credo che “vivere vuol dire essere partigiani”. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare.
Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza.
Ciò che succede non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti.
Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: “se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?”
Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
Odio gli indifferenti anche perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

(estratto dall’articolo di Antonio Gramsci La Città Futura pubblicato sul giornale L’Ordine Nuovo l’11 febbraio 1917.
Antonio GRAMSCI

Antonio Gramsci è nato a Ales (OR) il 22 gennaio 1891 e morto a Roma il 27 aprile 1937. Il 21 gennaio 1921 è stato tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, divenendone esponente di primo piano e segretario dal 1924 al 1927. Nel 1926 venne arrestato dal regime fascista e rinchiuso nel carcere di Turi (BA). Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute fu ricoverato in una clinica dove morì. Politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario è stato uno dei più importanti pensatori del XX secolo.


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Nella foto: Un Murales ad Iglesias ispirato ad Antonio Gramsci realizzato da due artisti locali, Massimo e Christian, in collaborazione con il Comune.


PRIMA DI TUTTO VENNERO A PRENDERE…..
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare
Martin NIEMOLLER
Lippstadt 14 gennaio 1892 – Wiesbaden 6 marzo 1894 - Teologo e pastore protestante tedesco, oppositore del nazismo.


CI SONO ANCORA TANTE PERSONE CHE….
Ci sono ancora tante
persone che non sanno.
Ed è così difficile concepire
che una cosa del genere
sia potuta accadere in pieno
xx secolo, in un Paese tanto
fiero della propria cultura

Simone Jacob, coniugata VEIL
Nizza 13 luglio 1927 – Parigi 30 giugno 2017. Deportata nel Campo di sterminio nazista di Auschwitz, magistrato, presidente nel 1979 dell’Europarlamento ed in seguito alla guida la Foundation pour la Mémorie de la Shoah.


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SE QUESTO È UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici;
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo LEVI
Torino 31 luglio 1919, il 22 febbraio 1944 viene deportato come ebreo nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Dei 650 ebrei arrivati ad Auschwitz assieme a Primo Levi, soltanto in venti sopravvissero al lager. Autore del libro Se questo è un uomo, è morto suicida a Torino nel 1987.


DISCORSO AGLI STUDENTI
Quanto sangue,
quanto dolore per arrivare a questa costituzione!
Dietro ad ogni suo articolo di questa Costituzione,
o giovani,
voi dovete vedere giovani come voi,
caduti combattendo,
fucilati, impiccati,
torturati, morti di fame nei campi di
concentramento, morti in Russia,
morti in Africa, morti per le strade di
città, per le strade di paesi, che hanno
dato la vita perché la libertà e la giustizia
potessero essere scritte su questa carta.
Questo è un testamento di centomila
morti.

Quindi,
quando vi ho detto che questa è una carta morta,
no, non è una carta morta,
questo è un testamento,
un testamento di centomila morti.

Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata la nostra
Costituzione, andate nelle montagne
dove caddero i partigiani, nelle carceri
dove furono imprigionati, nei campi
dove furono impiccati.
Dovunque è morto un italiano per
riscattare la libertà e la dignità, andate
lì, o giovani, col pensiero, perché lì è
nata la nostra Costituzione.
Piero CALAMANDREI

Firenze, 21 aprile 1889 - 27 settembre 1956 - giurista, uomo politico e letterato.
Il 26 gennaio 1955 Piero Calamandrei tenne a Milano un famoso discorso presso la Società Umanitaria di Milano; rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori, che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana, nonostante la contrarietà delle loro scuole. Il discorso verteva sui principi della 
COSTITUZIONE ITALIANA e della libertà. Il discorso era animato da un'ispirazione risorgimentale ed il suo finale, su riportato, è rimasto maggiormente celebre.

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E VOI, IMPARATE CHE OCCORRE VEDERE…
E Voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava
una volta per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora
non cantiamo vittoria troppo presto
Il grembo da cui nacque è ancora fecondo.

Bertolt BRECHT
Augusta 10 febbraio 1898 – Berlino Est 14 agosto 1956. Drammaturgo, poeta, regista teatrale e saggista tedesco.

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Da Giuseppe e Maria Morabito: Buona vita a tutti




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