DOVE E CON CHI VIVO
GENOVA “LA SUPERBA”
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Dall’età di 15 anni vivo a Genova: città dove ho studiato, ho lavorato, e dove mi sono formato socialmente, culturalmente e politicamente.
Genova, la mia città, da sempre chiamata la "Superba", ha origini antiche. È stata una delle quattro Repubbliche marinare, ed è sempre stata città europea, accogliente e solidale. Genova è stata, per alcuni decenni, insieme a Milano e Torino, una delle tre capitali dell’industria italiana, ed é tutt’ora il più importante porto italiano, e tra i primi in Europa, da dove sono partiti milioni di persone che da tutte le regioni italiane andavano da emigranti verso i Paesi delle Americhe per cercare lavoro e migliori condizioni di vita. Fin da quei tempi Genova è sempre stata una città accogliente e “culla” della democrazia essendosi liberata il 25 aprile 1945, primo caso in Europa, dal nazifascismo prima ancora che giungessero le truppe americane.
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LA STORIA DI GENOVA (tratta dal sito www.visitgenoa.it)
I primi insediamenti sul territorio genovese risalgono all’epoca pre-romana, circa nel IV-V secolo a.C. Publio Cornelio Scipione sfruttò questo approdo come punto d’appoggio per affrontare l’invasione di Annibale nel 218 a.C., e la città fu distrutta dai Cartaginesi nel 205.
I liguri genuates intrattennero rapporti con le popolazioni greche, etrusche e puniche: testimonianza di questo periodo si trovano nel Museo Archeologico di Genova, che conserva preziosissimi reperti in ottimo stato.

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Conquistata da Belisario che la rese una città bizantina, divenne capoluogo del Ducato di Liguria in epoca longobarda. Subì inoltre l’influenza dell’Impero Carolingio ma, con la sua dissoluzione, emersero alcune tra le più importanti famiglie genovesi, che si spartirono il potere: gli Spinola e gli Embriaci fra i primi.
Dalla metà dell’anno Mille Genova conquistò l’autonomia, le compagnie commerciali assunsero ruoli amministrativi, e la città si affermò come potenza mercantile: era giunta l’età d’oro dei comuni.
Genova esercitava incontrastata il suo dominio sulle coste liguri e su una buona parte del Mar Mediterraneo, insieme a Pisa, e conquistò le colonie in Medio Oriente negli anni delle Crociate.

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Nel 1162 si acuirono i contrasti con Federico Barbarossa: in quello stesso anno la cinta di mura fu ampliata per far fronte alla minaccia, e ancora oggi porta il nome del sovrano nemico. La forza irriducibile con cui Genova difese la sua indipendenza e si oppose alle pressioni del Barbarossa le valse il soprannome de “La Superba”.
Fu sempre in questo periodo che nacque la figura del podestà: una carica imparziale e molto moderna nella sua concezione, scelta da territori “stranieri”, che aveva il compito di vigilare sulle corrette azioni di governo.
Dal XIV al XVI secolo fu il periodo dei Dogi, tra i quali va nominato il primo doge della Repubblica, Simone Boccanegra investito nel 1339. Suo padre, Guglielmo Boccanegra, fece costruire quello che oggi è conosciuto come Palazzo San Giorgio tra il 1257 e il 1260, nel 1407 fu riconvertito a Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.

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È antica di secoli la tradizione di Genova come città di mercanti e banchieri appartenenti alle grandi famiglie che hanno contribuito al fiorire artistico e architettonico delle sue strade: dai palazzi di via Balbi, nome della prestigiosa famiglia le cui origini risalgono al XV sec., o di Strada Nuova, le cui residenze storiche facevano parte dei “Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova” e oggi patrimonio UNESCO: erano gli edifici eccellenti inseriti nelle liste delle nobili famiglie che avevano l’onore di ospitare alte cariche politiche europee, onore attribuito tramite sorteggio. Successivamente, le stesse dimore ospiteranno i viaggiatori del Grand Tour.

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Le famiglie Balbi, Lomellini, Durazzo, Spinola, Di Negro, Doria e moltissime altre si contendevano il prestigio cittadino attraverso la magnificenza dei loro edifici, molti dei quali con annesse piazzette, un tempo private, in una competizione che ha lasciato oggi a Genova meraviglie visitate da turisti di tutto il mondo.
Politico di punta di quest’epoca, e di tutta la storia di Genova, fu l’ammiraglio Andrea Doria, nominato principe di Melfi da Carlo V nel 1531: nonostante non ebbe mai un incarico politico ufficiale all’interno della Repubblica, le sue eccellenti doti militari e il prestigio che portò a Genova gli valsero il rispetto e le acclamazioni dei concittadini e di molti uomini potenti suoi contemporanei. Uno dei monumenti più preziosi che Andrea Doria ha lasciato la città ed è ancora oggi visitabile è Villa del Principe, dimora nobiliare con un bellissimo giardino ancora oggi di proprietà della famiglia Doria, ma aperta al pubblico.
Nel ‘600 la città dovette fronteggiare le mire espansionistiche dei Savoia, e a partire dalla fine del secolo iniziò un lungo periodo di stretti rapporti politici e commerciali con la Francia, la quale costrinse infine alla cessione della Corsica.
Genova non fu risparmiata nemmeno dal dominio di Napoleone Bona
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Genova non fu risparmiata nemmeno dal dominio di Napoleone Bonaparte ma, con la nascita dello Stato italiano nel 1861, riacquistò la sua egemonia in quanto forza commerciale, entrando ben presto nel celebre triangolo industriale insieme a Milano e Torino.
Nel 1926 il progetto cosiddetto della “Grande Genova” incluse nella sua giurisdizione comuni che fino ad allora erano stati autonomi, come Nervi, Voltri, Pontedecimo e altri.
A causa della sua posizione centrale nella spinta economica del Paese, Genova fu una delle città maggiormente prese di mira durante la Seconda Guerra Mondiale: si stimano oltre 11.000 edifici distrutti o danneggiati dai bombardamenti, ma essa fu anche la protagonista della resistenza partigiana che contribuì a scacciare le truppe tedesche dal territorio.
Il capoluogo ligure non fu escluso dal boom economico degli anni ’60, né tanto meno delle turbolente lotte operaie, o dal fenomeno della terziarizzazione che sostituì gradualmente il settore industriale.
Dagli inizi degli anni 2000 la realtà del porto è stata nuovamente valorizzata, e nel 2004 Genova è stata nominata Capitale Europea della Cultura.
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LA MIA FAMIGLIA
Quando, nel giugno 1958, la mia famiglia si è ricongiunta a Genova, dove mio padre lavorava allo zuccherificio Eridania di Sampierdarena, abbiamo abitato a Manesseno: frazione del comune di Sant’Olcese, a pochi minuti da Bolzaneto. 
Io ho trovato lavoro in una piccola officina di barattoli di alluminio a Sampierdarena; mentre le mie sorelle andavano a scuola. In seguito, anche mia sorella Franca si è messa a lavorare, diventando, nel tempo, una brava sarta. La Carmen, finiti gli studi di ragioneria, è stata impiegata all’Arci provinciale di Genova. Sono stati begli anni vissuti nell’armonia e nell’amore famigliare, in un bell’ambiente sociale: accogliente e solidale, grazie all’insieme delle persone con le quali si viveva in vicinanza e amicizia.
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Mia mamma ha contribuito notevolmente al sostentamento della famiglia gestendo, dal 1969 al 1972, con l’aiuto delle mie sorelle, mio e di mio padre, alcune Società operaie: La Società di Mutuo Soccorso “l’Unione” di Manesseno (S. Olcese in Provincia di Genova), La Società di Mutuo Soccorso “La Fratellanza” di Ge-Pontedecimo e la Società Ciclistica di Ge-Sampierdarena.
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Questi impegni lavorativi sono stati delle belle e utili esperienze umane e sociali che, vissute in quegli ambienti democratici e popolari, hanno contribuito alla mia crescita umana, sociale e politica. Alla fine di questi impegni lavorativi siamo andati ad abitare a Ge-Sampierdarena in un nostro appartamento acquistato grazie al lavoro di tutta la famiglia.
Dopo il matrimonio di mia sorella Franca, c’è stato in seguito quello dell’altra mia sorella: Carmen; e io ho continuato a vivere con i miei genitori fino al mio matrimonio: nel 1993. I miei genitori sono venuti a mancare il 12 giugno 1998 mia mamma, e il 10 ottobre 2005 mio padre. 
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I miei genitori sono stati dei genitori buoni e affettuosi che, sebbene nati e vissuti in un ambiente sociale segnato da una grande povertà e da forti ristrettezze economiche, hanno vissuto sempre con la massima dignità e privilegiando sempre i valori dell’onestà, della sincerità, dell’amore, del rispetto e della tolleranza verso gli altri, valori che hanno trasmesso a me e alle mie sorelle.
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Dopo aver vissuto con la mia famiglia, dal 1958 al 1969, a Manesseno (S. Olcese-GE), dal 1969 al 1972 a Ge-Pontedecimo e dal 1972 al 1993 a Ge-Sampierdarena; da quando mi sono sposato (12/12/1993) vivo nel quartiere genovese di San Fruttuoso, che si trova a un paio di km dal centro città.
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NEL 1993 IL MIO MATRIMONIO CON MARIA
Dopo una frequentazione fatta di vita insieme, che datava dal marzo del 1970, il 12 dicembre 1993 mi sono sposato con mia moglie Maria CASTANGIA, con la quale condivido vita, valori, idealità e passioni.
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Essendo stato eletto il 5 dicembre dello stesso anno nel Consiglio comunale di Genova, il nostro matrimonio l’ha officiato il Commissario straordinario vicario Romano Fusco, nella sala storica di Palazzo Spinola di via Garibaldi. In una bella trattoria di Fumeri (Mignanego-GE) abbiamo festeggiato il matrimonio con un ricco e gustoso pranzo alla genovese, insieme ad un centinaio di nostri parenti, provenienti anche da altre città, e a tanti nostri amici e colleghi di lavoro. Da allora abitiamo a San Fruttuoso, un quartiere residenziale (a 1,5 Km dalla stazione FS di Brignole), durante i quali Lei ha lavorato ancora per alcuni anni nel dare assistenza ad una anziana signora, e io a continuare a lavorare nel Dopolavoro Ferroviario, che allora aveva la sede in via Andrea Doria, a Principe.
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Da allora, nonostante il mio lavoro nel Dlf e l’impegno nel Consiglio comunale prima e in quello della Circoscrizione della Bassa Val Bisagno dopo, la vita l’abbiamo trascorsa felicemente “nella corrispondenza d’amorosi sensi” e, per quello che è stato possibile dati i miei continui impegni amministrativi, politici e sociali, facendo molti viaggi in alcune città italiane, una trentina di crociere in Paesi europei ed extra, le annuali vacanze estive al mare, e i frequenti incontri con i nostri numerosi amici, ecc. Da quando abbiamo finito di lavorare e, da parte mia, cessato anche gli impegni amministrativi, abbiamo potuto incrementate notevolmente le nostre passioni viaggiando molto, da soli o con i nostri amici, con le navi da crociera della Costa e della SMC, visitando tantissimi Paesi europei ed extra. Da parecchi anni trascorriamo le vacanze in una nostra casa (con giardino) ad Iglesias che è distante dalla lunga e bella spiaggia di Fontanamare, con vista dell’Isola di San Pietro (a sinistra) e il faraglione di Pan di Zucchero (a destra).
Da quando vivo a San Fruttuoso, dopo aver ultimato nel 2002 l’impegno di Consigliere comunale, sono impegnato sul territorio prima (dal 2002 al 2007) nel Municipio della bassa Val Bisagno e nella segreteria della Sezione del PDS di San Fruttuoso. Successivamente sono stato impegnato nella sezione del Pd, nel Centro culturale Terralba, e attualmente nella sezione dell’Anpi di San Fruttuoso.
Da pensionati, quali siamo da diversi anni, cerchiamo di trascorrere la vita serenamente e di godere le cose possibili, facendo viaggi, crociere e vacanze al mare. Insieme ad altre attività ricreative e culturali, andiamo anche a teatro e al cinema, e frequentiamo spesso i nostri amici.
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IL MIO QUARTIERE: SAN FRUTTUOSO
San Fruttuoso è un quartiere residenziale di oltre 34.000 abitanti del comune di Genova, compreso nel Municipio III della Bassa Val Bisagno. Il suo nome deriva da quello dell’omonima chiesa, con annesso convento, oggi scomparsi. San Fruttuoso d’Albaro (come si chiamava) è stato reso comune autonomo fino al 1873 quando, insieme ad altri cinque comuni della val Bisagno, è stato inglobato nel comune di Genova. S. Fruttuoso è situato tra i quartieri di Marassi e di San Martino ed è attraversato, nella parte bassa, dal fiume Bisagno. Il quartiere si estende, nella parte bassa, nella zona comprendente le due piazze principali della zona (Piazza Martinez e Piazza Terralba) estendendosi fino a via Barrili a est, in piazza Giusti ad ovest, in piazza Solari a nord-ovest, e a metà di via Donghi (in corrispondenza della grande grotta-edicola votiva conosciuta come La Madonnina); a sud invece San Fruttuoso è delimitato dalla linea ferroviaria.
In piazza Terralba si trova il mercato comunale coperto, mentre il mercoledì e il sabato, tra piazza Martinez e piazza Terralba, si tiene il mercatino rionale.
San Fruttuoso alta è la parte del quartiere sviluppata verso la collina. Parte da via Donghi e continua per via Berghini fino ad arrivare a Pianderlino e a Camaldoli, che sono zone piuttosto isolate nella parte alta della collina. Sulle alture è situato anche il santuario della Madonna del Monte al quale si accede, passando da via G.B. D’Albertis o da via Ayroli, da salita nuova Madonna del Monte.

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Il quartiere, che confina con la stazione ferroviaria di Brignole, è servito da alcune linee del trasporto pubblico (18, 46 e altre linee collinari), dovrebbe disporre tra qualche anno di una stazione ferroviaria nel parco di Terralba e… dalla Metropolitana urbana.
Il polmone verde del quartiere è costituito essenzialmente, oltre che dai giardini di piazza Martinez (una delle più belle e frequentate piazze della città, ristrutturata dal Municipio pochi anni fa) dall’ampio parco pubblico annesso alla storica Villa Imperiale che nel 1995 è stato ristrutturato e rinnovato grazie ai dieci miliardi finanziati dal Consiglio comunale, anche con il mio voto di Consigliere comunale.
Nel quartiere si trova anche il Teatro Garage e molte Associazioni ricreative e culturali, come la Sezione Anpi “Gianni Ponta”, il Circolo Acli “Achille Grandi”, il Centro Terralba APS, il Circolo Zenzero APS, l’Auser, U.S. Acli S. Sabina, Circolo Arci Pedegoli, Compagnia Teatrale, Ass. Orchestra Giovanile “Merello”, La Filarmonica e altre.
Alcune Associazioni del quartiere, come la Società Operai e Contadini di S. Fruttuoso, fondata nel 1869, e la Società di Mutuo Soccorso, fondata l’8 settembre 1879 hanno contrassegnato positivamente la vita sociale, politica e culturale del quartiere.
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VILLA IMPERIALE
Fatto edificare da Lorenzo Cattaneo, il palazzo di Villa Imperiale fu inaugurato nel 1502 da re Luigi XII di Francia, giunto in visita a Genova. Nel XII secolo il palazzo passò in proprietà alla famiglia Salvago e poi alla famiglia Imperiale che la tenne fino alla fine degli anni ’20 del secolo scorso. In seguito, fu acquisita dal Comune e attualmente ospita, insieme alla biblioteca, un centro sociale per anziani, la scuola materna “Gianni Rodari”, e d’estate nell’ambito del Festival “Ridere d’agosto” molte rappresentazioni teatrali. Nella Villa Imperiale, che è una delle più antiche e prestigiose ville genovesi con parco rinascimentale, è fruibile il grande parco con i suoi ampi e belli giardini.
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Nella Villa Imperiale ha la sua sede la civica biblioteca (2ª della città) “Lercari”, nelle cui sale ci sono le decorazioni di Luca Cambiaso.

LE DECORAZIONI DI LUCA CAMBIASO
Le decorazioni esterne originali tendono a conferire alla struttura un carattere ben definito che bene si sposa con gli interni finemente decorati e affrescati con maestria dal pittore Luca Cambiaso che nel salone principale rappresentò con estremo vigore visionario la Storia delle Sabine. L'affresco che copre completamente la grande volta fu dipinto attorno al 1565 quando Cambiaso era all'apice della sua carriera, considerato il più celebre decoratore delle residenze genovesi. Il tema è tratto dalla Storia di Roma, narrata da Tito Livio. L'episodio scelto per il riquadro centrale è il Ratto delle SabineRomolo, dal suo trono, raffigurato a sinistra, si leva in piedi per dare il segnale convenuto che da luogo allo scatenarsi dei romani sulle figlie dei sabini. La storia è completata da altri sei riquadri che narrano il seguito della storia: L'incontro di Tarpea con Tito Tazio, durante il quale la vergine vestale, figlia del comandante della cittadella romana, fu corrotta con l'oro dal re sabino. Segue L'uccisione di Tarpea, che tradisce i romani permettendo ai sabini di assaltare la cittadella. Quindi le donne sabine, frapponendosi fra i padri e i mariti, ossia sabini e romani, pongono fine alla guerra e fioriscono l'alleanza fra i due popoli. Completano la storia la Salita al cielo di Romolo e l'Incoronazione di Numa Pompilio, secondo re di Roma, di origine sabina. Negli angoli, completano la decorazione Allegorie delle Arti e delle Scienze, rappresentate con illusionismo prospettico, alternate con cariatidi dipinte. A differenza delle precedenti realizzazioni del Cambiaso, qui nessuna parte è realizzata a stucco mentre anche le cornici e le finte architetture sono dipinte. L'opera ebbe da subito una notevole fama, e fu definita dal Mengs "quanto di più raffaellesco esiste in Genova".
(La descrizione è tratta da: Villa Imperiale Cattaneo, a cura di Giada Bruzzo e Giada Odorizzi, Genova, Edizioni Lercari, 2008).

LA BIBLIOTECA “LERCARI”
La biblioteca ha sede nella villa cinquecentesca Cattaneo Imperiale, nel quartiere di San Fruttuoso dal 1921. Dopo il crollo parziale del soffitto della Sala Cambiaso al piano nobile, è diventata inagibile ed è stata trasferita nei locali di Salita Superiore della Noce. A seguito di un importante intervento di restauro sia sulla struttura sia sui prestigiosi affreschi interni, dal 2006 è tornata alla sua sede storica, completamente rinnovata.
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La biblioteca G.B. Lercari, dispone di:
  • 200 posti a sedere e 1200 mq di spazi per lo studio e le attività culturali
  • Sala bimbi con spazio morbido per i più piccoli
  • Sala Giannubilo e Sala Cambiaso attrezzate per conferenze, esposizioni ed eventi culturali.
Si tratta della seconda biblioteca di Genova per importanza del patrimonio; possiede oltre 100.000 libri, un cospicuo fondo di periodici storici e rari, testi antichi sulla storia di Genova e della Liguria e un fondo specialistico di cinema.

VILLA MIGONE
La villa Migone è una cinquecentesca dimora genovese, di proprietà dell’omonima famiglia genovese, che discende dal banchiere Pesce Migone che l’acquistò nel Settecento. La villa si trova nel cuore del quartiere di San Fruttuoso, a fianco del parco di villa Imperiale. Dall'aprile del 1945 nella villa era ospitato dalla famiglia Migone l’Arcivescovo di Genova, Cardinale Pietro Boetto, che a seguito dei danni subiti dal Palazzo arcivescovile, adiacente alla cattedrale di San Lorenzo, dovuti ai bombardamenti aerei alleati dell’8 febbraio 1941, si trasferì dopo altre peregrinazioni, a villa Migone. l’Arcivescovo aveva accettato l’ospitalità della famiglia Migone per il fatto che, avendo problemi al cuore, nella villa poteva accedervi direttamente, senza fare scale, da una porticina che collegava la villa Migone con la villa Imperiale.
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Qui, la sera del 25 aprile 1945, grazie anche alla mediazione della Curia, venne firmato l’Atto di resa delle truppe tedesche della Piazza di Genova, agli ordini del generale Gunther Meinhold, alle forze della Resistenza ligure rappresentate dall’operaio comunista Remo Scappini, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale Liguria.
Dopo due ore e mezza circa di trattative, il generale Gunther Meinhold, comandante tedesco della piazza di Genova e del settore che si estendeva da levante fino a Voltri ed all’interno fino a Savignone (un intero Corpo d’Armata della Wehrmacht), alle ore 19,30 del 25 aprile 1945 firma l’atto di resa incondizionata delle sue truppe ai rappresentati della Resistenza. L’atto di resa fu controfirmato dai rappresentanti del Cln Remo Scappini (Pci), dall’avv. Errico Martino (Pli), dal magg. Mauro Aloni (comandante del Comando Piazza di Genova) e da Giovanni Savoretti (Pli).

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Questo è il testo dell'atto di resa dei tedeschi al Comitato di Liberazione Nazionale Ligure:
In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30, tra il sig. Generale Meinhold, quale comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal capitano Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte; il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall'avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, comandante della piazza di Genova, dall'altra; è stato convenuto:
1) Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold SI ARRENDANO alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;
2) La resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
3) Il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
4) Il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.
Allo storico evento il Comune di Genova ha intitolato a San Fruttuoso, sulla via che porta da via G. Torti verso Villa Migone, il “Passo Resa di Villa Migone - 24 aprile 1945 – Resa dei tedeschi al Comitato di Liberazione”.

IL MIO QUARTIERE, SAN FRUTTUOSO E DINTORNI
Dal luglio 2002 al gennaio 2005, periodo che ha coinciso con la mia elezione di Consigliere della III Circoscrizione (S. Fruttuoso, Marassi e Quezzi), sono stato impegnato, come responsabile della redazione, del bel progetto editoriale che la Tipografia Nuova ATA, che allora aveva la propria sede a San Fruttuoso, aveva sviluppato con la pubblicazione di un giornale periodico: Il mio Quartiere, S. Fruttuoso e dintorni.

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Per tutto quel periodo il giornale ha trattato diversi problemi locali e cittadini sul quale ho scritto della Metropolitana in Valbisagno, degli spazi e delle Associazioni culturali del territorio, della Filovia in Val Bisagno, del Mercato ortofrutticolo di corso Sardegna e del suo spostamento a Bolzaneto, della sicurezza nel Quartiere, delle Resistenza e della Memoria storica del territorio, e di tanti altri problemi del quartiere e della città.

Il progetto si è poi fermato con lo spostamento della tipografia in via Adamoli, a Molassana, ma ha contribuito in quegli anni a sviluppare nel Quartiere, e non solo, ragionamenti, proposte e progetti; anche se alcuni di essi, come la Filovia (o il Tram o la Busvia), la stazione Ferroviaria a Terralba, la Metropolitana in piazza Martinez, e altre proposte sono ancora in attesa di essere realizzate.
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