M O R A B I T O
Dal "Dizionario dei cognomi italiani", di Emilio De Felice, Oscar Mondadori:
Varianti: Mòrabito, Moràbito, Muràbito, Mirabito. Diffuso e frequente in Calabria e in Sicilia orientale, ha alla base un antico nome e soprannome formato dall'arabo Muràbit "eremita", "asceta" o "santone" (che  anche passato nel siciliano muràbbitu "astemio").
Dal libro “AFRICO. Cognomi e ritratti”, di Bruno Palamara, Laruffa Editore:
“Morabito è uno dei primi mille cognomi più diffusi in Italia (910º posto) e nei primi 10.000 negli Stati Uniti (8.708º). Presente in 579 comuni d’Italia, ad Africo Nuovo è il cognome più diffuso, precedendo Criaco e Favasuli, storici cognomi africesi.
Morabito è uno dei cognomi più diffusi in Calabria e nella Sicilia orientale, specialmente a Messina, il primo della provincia di Reggio, dove vive più del 5% degli italiani con tale cognome. È, insieme a Musolino, il primo cognome a Santo Stefano d’Aspromonte, il primo a Bianco e ad Ardore, il quarto a Bovalino.
HA alla base un antico nome e soprannome arabo, Muràbit, che significa “
eremita”, “asceta”, perciò “uomo che conduce una vita appartata”, “uomo pio”. Murabit significa anche “colui che predica l’Islam nella via”, con il significato di “santone”.
Dall’arabo questo vocabolo si è inserito nel dialetto siciliano, originando il termine
murabitu, moràbbitu con il significato di “morigerato”, “astemio”.
Giuseppe Pensabene, però, nelle sue note filologiche sugli antichi riferimenti religiosi nel territorio reggino, non è d’accordo su questa impostazione, in quanto, egli evidenzia, che la provincia di Reggio Calabria è sempre stata terra cristiana, per cui risulta incomprensibile una derivazione islamica di questo cognome. Per Pensabene, Morabito era un titolo onorifico che si dava ai più valorosi e voleva dire “
abito, animo da bastione” con le radici “moro”, fortezza e “abito”, inteso come comportamento, condotta morale, contegno.
Bisogna, però, dire che Reggio è stata il sotto il dominio dei Mori nel 951 e dal 1001 al 1021 e, pertanto, è possibile che il cognome Morabito, sicuramente arabo sia stato formato in tale periodo. Si evidenzia, inoltre, che, sebbene sia arabo, il cognome è stato
portato anche da ebrei, probabilmente studiosi e sapienti venuti da paesi arabi (marabutti).

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Nella foto: il mio nonno paterno Giuseppe Morabito
Ad avvalorare la tesi dell’origine araba del cognome, noi proponiamo la testimonianza fotografica che Giuseppe Morabito, originario di Africo, ma emigrato a Genova, che durante un viaggio turistico nella penisola iberica ha trovato affissa in un muro di Mijas, cittadina spagnola nei pressi di Malaga nel cuore della Sierra de Mijas, caratterizzata dalla presenza di un castello arabo.
Il borgo, tipicamente Andaluso, è formato da stradine strette tra le case bianche caratterizzate da eleganti griglie di ferro battuto. In una di queste stradine sul muro di una casa è affisso il mosaico (N.d.R.: di seguito riprodotto) che raffigura una scena nel contesto della quale viene evidenziata la parola "
al morabito", che, da ricerche linguistiche fatte, significa “predicatore" rappresentato nella foto dall’uomo in piedi col bastone”.

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Testo originale:
''Dias despues trasladaronse en romerìa, al morabito de la Rabita de la Canillas, para impetrar la proteccion de Alà y el viejo musulman dirigiò la palabra a la muchedumbre, exhortandoles a que no abandonasen el lugar”.
Traduzione:
“Giorni dopo si spostarono in pellegrinaggio presso l’anacoreta (el morabito) del Colle de la Camillas per chiedere la protezione di Allah e il vecchio musulmano si rivolse alla folla, esortandola a non andarsene”.
Traduzione con commento letterario:
''Giorni dopo (letteralmente traslocarono) si spostarono in pellegrinaggio presso (morabito era il nome usato per indicare l'anacoreta musulmano per via della radice moro, con cui si indicavano i musulmani) l'anacoreta del Colle de la Canillas (allora letteralmente Rabita non esiste, ho cercato e la Rabita de la Canillas, che fra l'altro vuol dire Tibia, è una montagna alle spalle di Malaga dove vengono effettuate escursioni) per (letteralmente impetrare) chiedere la protezione di Allah e il vecchio musulmano (letteralmente diresse la parola) si rivolse alla folla, esortandola (letteralmente a che non abbandonasse il luogo) a non andarsene''. (precisazione: exhortandoles e abandonasen sono plurali, la traduzione è al singolare poiché in italiano non diciamo folle ma folla. In spagnolo alcune parole si intendono plurali o, addirittura, maschili invece che femminili. Es: el coche = la macchina).

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