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La Riviera - domenica 13 luglio 2008

Zephirion Akron – Capo Zefiro

di Bruno PALAMARA

"Stupendo!" è il sibilo che esce spontaneo dalla bocca di chi per la prima volta si trova di fronte al panorama che si erge intorno a Capo Bruzzano. Tra le altre attrattive del territorio ricordiamo le "cascate di Palmarello", situate in località Cozzi non molto lontano da Montalto, i vecchi ruderi dei due borghi antichi, testimonianza di un passato che meriterebbe di essere rivalutato e valorizzato


scoglieradiafrico"Stupendo!" è il sibilo che esce spontaneo dalla bocca di chi per la prima volta si trova di fronte al panorama che si erge intorno a Capo Bruzzano. Anche se territorialmente fa parte del comune di Bianco, il "Capo" rappresenta per Africo il fiore all'occhiello per la sua presentazione turistica. Ricordiamo quando, ragazzini ci posizionavamo proprio li in occasione del Giro ciclistico della Provincia di Reggio Calabria e sentivamo le espressioni entusiastiche dei ciclisti settentrionali che, ancora lucidi per il breve tragitto, osservavano estasiati la costa che in questo punto tocca il suo acme di bellezza.
Questa piccola introduzione ci consente di ana1izzare un paese che, purtroppo, viene cercato dai media solamente quando accadono i cosiddetti "fatti eclatanti", e certamente non positivi. Africo, invece, meriterebbe altra considerazione in virtù della sua storia millenaria e delle potenzialità di sviluppo, soprattutto turistico, che possiede in sé, ma che, purtroppo, sono state colpevolmente disattese. 
Ricordiamo che Africo è stato ricostruito in questa storica enclave dopo la terribile alluvione del 18 ottobre 1951, che spazzò via insieme con la frazione Casalinuovo, il vecchio agglomerato abbarbicato nell'isolato entroterra aspromontano dove, popolo contadino e montanaro, ha vissuto per secoli tra faggeti e castagneti secolari, cibandosi di pane di mischio di lavoro e di onestà. Abbiamo definito "storica" questa zona non a caso, ma perché essa si trova nel seno dell'antica "Zephirion Akron", l'antico "Capo Zefiro", chiamato così perché esso rappresentava l'ultimo rifugio sulla costa ionica del Bruzio al riparo dello Zefiro, il vento dell'ovest. Questa località nel secolo VIII a.C. vide approdare i primi coloni ellenici fondatori di Locri che si stabilirono inizialmente proprio nei dintorni del promontorio prima di spostarsi dopo pochi anni più a nord, a circa trenta chilometri, scacciando un nucleo di siculi che vi risiedevano: fondarono così Locri, una delle città della Magna Grecia più celebri e antiche, tanto da essere definita da Platone "fiore d'Italia" per ricchezza e nobiltà, esaltata da Pindaro, poeta tebano, per l'amenità del luogo, patria di Zaleuco, legislatore, di Nosside, poetessa. Poiché provenivano da Capo Zefirio, i nuovi arrivati vennero chiamati "Epizefiri", per distinguerli dai locresi di Grecia. 
Ricordiamo ancora che anticamente Capo Bruzzano è stato probabilmente sede di un porto, come afferma Strabone che normalmente visitava le zone che andava poi a descrivere. 
Da questa riviera nel 925 mossero il loro attacco i Saraceni per il primo dei loro saccheggi in Calabria. 
In questo stesso posto il S agosto dell284 si accampò Carlo I d'Angiò, detto lo Zoppo, di cui restò famoso l'appello di aiuto con la lettera "Castris in lictore Brutzani", lasciando al largo la sua flotta durante la guerra dei Vespri Siciliani. 
Nel 1550 fu costruita sul promontorio da don Fabrizio Pignatelli una fortezza per difendere le coste dall'invasione turco-ottomana. 
Anche il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, fu affascinato dalla bellezza di questo posto e dalla sua ubicazione strategicamente utile per la conquista della Sicilia, tanto da pensare, perfino, di fondarvi una grande città, capace di accogliere gli abitanti delle contrade Viciniore, ipotesi poi non concretizzatasi per le alterne Vicende di cui fu protagonista il suo più famoso fratello. 
Per le sue bellezze naturali la costa non ha niente da inVidiare ad altre più famose località, tanto che qualcuno ha definito Capo Bruzzano "la Copanello del Sud". Ci piace rilevare che qualche anno fa la spiaggia "africese" è risultata una delle 11 Vincitrici del Concorso "La più bella sei tu", promosso da Legambiente e avente lo scopo di segnalare le spiagge più belle d'Italia. Definita "spiaggia estesa e incontaminata", si è meritata l'inserimento nell'elenco della Guida Blu di Legambiente e del Touring Club Italiano.

scogliera“La Scogliera", caratterizzata da scogli alti anche15 metri ( il più elevato è "Il salto della giovane") è oggetto di notevole attrazione da parte di turisti che amano i tuffi. 
Purtroppo, "il Capo" non ha avuto lo sviluppo che avrebbe meritato. Africo non ha saputo o potuto incidere in maniera appropriata su questo territorio che, convenientemente sfruttato, avrebbe potuto risolvere i molti problemi che assillano tuttora la comunità africese. Là sfruttamento soprattutto turistico di questa zona (si pensi anche al prolungamento del lungomare di Bianco e di Africo fino al Capo) avrebbe reso possibile lo sviluppo economico del proprio corpo sociale che vive ancora in una dicotomia ambientale tra antico e moderno che frena la crescita socio-culturale del paese. Avrebbe recato vantaggi non solo ad Africo, ma a tutto il comprensorio, se tanti anni fa (parliamo pioneristicamente di circa trenta-quarant'anni fa) un gruppo di imprenditori privati avesse trovato l'ambiente umano e amministrativo favorevole per lo sfruttamento del "Capo". 
Ma, vuoi per una questione ambientale, vuoi per l'esistenza di una politica miope e poco lungimirante dei nostri amministratori locali e non, il sogno per poco tempo accarezzato, è svanito e non è stato mai più ripreso, affossando una delle poche possibilità di riscatto economico-sociale di un paese in perenne ricerca della sua identità. Naturalmente, Africo non è solo "Capo", ma offre una varietà di attrattive, purtroppo per nulla sfruttate, che si focalizzano nell'entroterra aspromontano dove troviamo itinerari che negli ultimi anni attirano l'attenzione degli appassionati. Tra le altre attrattive del territorio ricordiamo le "cascate di Palmarello", situate in località Cozzi non molto lontano da Montalto, i vecchi ruderi dei due borghi antichi, testimonianza di un passato che meriterebbe di essere rivalutato e valorizzato, la caratteristica chiesetta in contrada Mingioia dedicata a San Leo, protettore del paese, i ripidi tornanti che si alternano in un uno stupendo paesaggio a circa 700 metri di altezza dominato da foreste di querce e di castagni che attirano l'attenzione degli escursionisti e che rendono questo territorio unico e incomparabile.