DAL LIBRO “AFRICO” (Einaudi - 1979)

Africo libro di Corrado StaianoCorrado Stajano (*) racconta la storia di una “comunità di contadini e di pastori che un diluvio sradicò e costrinse a migrare in un nuovo Africo, sorto dal nulla in riva al mare”.
“Meglio lassù tra i boschi o giù al mare” si chiedeva Wladimiro Settimelli in una recensione dello stesso libro apparsa sull’Unità del 19 febbraio 1990. “A leggere la storia di Africo, racconta Settimelli, la domanda rimane senza risposta. In alto (nel paese vecchio) ugualmente miseria, malattie e “tutto che pareva sempre una punizione divina”. Poi, nel 1951, una frana terribile aveva portato il mondo a valle. C’erano stati morti e feriti e da qual momento la gente aveva cominciato una specie di peregrinazione biblica: prima caserme e scuole in diversi paesi (Bova Superiore, Bova Marina, Reggio Calabria, ecc.) e poi baracche a Bova Marina. Infine chi partiva emigrante o chi restava per dare battaglia, rivendicando pane, lavoro e un paese nuovo. Quindi ecco sorgere Africo Nuovo (primi anni ’60), con una intera popolazione di pastori, contadini, braccianti e boscaioli trasferita in riva al mare; sradicata, impoverita, disgregata. Tutto perso, ovviamente: tradizioni, usi, amicizie, rapporti tra famiglie, tra vecchi e giovani”.
“L’alluvione fu un fatto quasi impercettibile, tra i mille che la cronaca italiana accumula sospesi tra catastrofi bibliche e tecnologie ad alto rischio, smottamenti, terrore organizzato, degradazione sociale, malgoverno. Ma con questa particolarità: che nella sua ”dinamica”, come direbbe il verbale di un brigadiere, la vicenda di Africo illumina di una luce improvvisa i segreti di una cultura e di una vita, i rapporti tra sudditi e potenti, tra società locale e governo centrale, e l’inganno e la sopraffazione che stanno alla base di un patto sociale coatto; e insieme, nonostante tutto, la speranza e la volontà di opposizione e di lotta di gruppi e di singoli il cui coraggio solitario sollecita qualcosa di più della nostra ammirazione.
Questo libro ­ storia politica, narrazione, testimonianza, documento, inchiesta ­ non è soltanto un nuovo importante libro dedicato alla Calabria, al Mezzogiorno, alla mafia. Non è soltanto il racconto corale di un paese che sembra inventato e invece è minuziosamente vero, denso di drammi e di conflitti, popolato di personaggi che sembrano romanzeschi: preti, ribelli, capimafia e uomini faticosamente maturati alla politica. É anche una metodica insistente lettura di segni che decifrati e disposti in un discorso coerente tracciano un disegno più vasto, quello dell’intera Italia malata, tradita, impedita di essere se stessa, provocata alla lotta o a un tenace e responsabile, ma sfibrante, esercizio di pazienza”.

 * CORRADO STAJANO
Giornalista e scrittore, è nato a Cremona nel 1930. Ha lavorato per 16 anni al Corriere della Sera, lasciandolo nel giugno del 2003 "per protesta in difesa del giornalismo libero".
Si è occupato dei grandi eventi politici e culturali che hanno attraversato la storia italiana dal dopoguerra ad oggi, in veste di collaboratore e redattore di numerose testate giornalistiche e come autore di programmi televisivi. In particolare la sua attenzione si è rivolta all'analisi della "strategia della tensione" e della collusione tra mafia ed ambienti politici. È stato inoltre Senatore della Repubblica, eletto come indipendente nella lista del PDS, nella XII legislatura. I suoi libri sono contraddistinti dal rigore del saggio e dall'efficacia di rappresentazione della narrazione autentica.
Nel 1997 si è aggiudicato il Premio Viareggio per la Saggistica con il libro Promemoria.
Ha preso parte, nel 1998, al film Aprile per la regia di Nanni Moretti.

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