ALLA RICERCA DI IGLESIAS FRA SPERANZE E ILLUSIONI

di Giuseppe MORABITO

Lettera pubblicata da "La Voce di Iglesias" n. 9 – 25 settembre 2008

Egregio Direttore,

Sono un cittadino “acquisito” di Iglesias che, pur abitando a Genova, trascorre alcuni mesi dell’anno in questa bella città con mia moglie di qui originaria. Seguo, per quanto possibile, la vita di questa nostra comunità e le tematiche riguardanti il futuro e le prospettive della città.

Ho “incontrato” giorni fa “La Voce di Iglesias” in un punto di distribuzione e, leggendolo, mi ha ben impressionato, nell’editoriale di Enrico Scano, l’intento della Voce di “dare spazio agli eventi, alle problematiche e alle tematiche di maggior interesse della nostra realtà locale nella speranza di destare l’attenzione dei cittadini e descrivere fatti e personaggi che fanno ogni giorno la storia di Iglesias”. Sono rimasto piacevolmente colpito anche dalla lettura delle pagine centrali del giornale e non solo, mentre mi hanno sorpreso negativamente alcuni aggettivi e giudizi contenuti nel suo articolo Le parole per non dire tutti a casa nei confronti del segretario nazionale del Partito Democratico ”il povero Veltroni, debolissimo”, che non sono proprio termini “positivi” nei confronti del segretario del maggior Partito di opposizione.

Lei afferma che Veltroni “Non ha la stoffa del leader autorevole né a dargliela potevano bastare le primarie dell’ottobre scorso” non ricordando ai suoi lettori che in quelle elezioni, alle quali parteciparono più di tre milioni e mezzo di cittadini, Walter Veltroni è stato eletto segretario con più del 75% dei voti, e che “l’ex sindaco di Roma”, eletto sindaco per due volte consecutive, ha portato il Partito Democratico a raccogliere, nelle recenti elezioni politiche, quasi un terzo dei voti degli elettori italiani, voti risultati superiori a quelli presi separatamente dai due ex Partiti che in precedenza componevano il PD.

Lei sa bene, Direttore, che se un Partito è espressione diretta del suo fondatore tutti i suoi dirigenti ed eletti trovano in lui riferimento ed ispirazione politica; se invece un Partito è, o vuole essere, democratico, nel senso pieno del termine dove non esiste solo “il” leader e la democrazia è partecipata attivamente dalle sue diverse componenti: politiche ed amministrative, problemi di “dialettica”, di potere e di rappresentanza incominciano a diventare anche difficili e complessi.

E’ credo, per sommi capi, ciò che sta capitando al Partito Democratico, nato nemmeno da un anno; che deve ancora costruire, in concreto, un profilo di idee, di valori e di proposte per dare risposte ai problemi del nostro Paese e dei suoi cittadini;  che deve rimettere al centro del proprio agire, e nei fatti, la grande questione di una nuova etica della politica e di una nuova classe dirigente; e che magari risente anche delle spinte e dei comportamenti di alcuni suoi leader che muovendosi, ai diversi livelli, come vecchi feudatari non solo non portano idee ma sconquassano quelle che ci sono già; può capitare anche che si verifichino dei comportamenti “anomali” da parte di suoi appartenenti. Di tutto ciò, così mi sembra, possiamo trovare riscontro anche nella vita politica della Sardegna e in quella della nostra Città. 

Credo che Lei quando, alla fine del suo articolo, scrive che data la “crisi” della maggioranza che governa Iglesias… sarebbe bene suonare il tutti a casa” prende riferimento anche da comportamenti locali simili e dalla situazione di crisi che da tempo vive l’amministrazione comunale della nostra Città. In riferimento ai comportamenti di alcuni Consiglieri comunali (ma ciò vale per qualsiasi altro livello elettivo) che “entrano” od “escono” dalla maggioranza (qualunque essa sia), o che uscendo dai gruppi politici nei quali sono stati eletti si mettono “in proprio”, io credo che sarebbe opportuno che chi viene eletto in una lista se non si ritrova più in quel programma o in quel Partito dovrebbe avere il coraggio e il dovere morale di dimettersi dalla “carica” elettorale e di lasciare il “posto” a quei candidati che si riconoscono ancora in quel Partito e che condividono il programma che hanno accettato al momento della loro candidatura. Ne va del rispetto degli elettori che hanno votato la lista di quel Partito e che hanno determinato, con il loro voto di lista, anche la sua elezione. In democrazia chi vince le elezioni ha il diritto - dovere di governare. Saranno poi gli elettori, alla fine del mandato, a giudicare col proprio voto! La democrazia non può essere usata “liberamente” e con comportamenti “personali” o “egoistici”! Ne va della dignità della “politica” e di quella nuova etica morale che la politica dovrebbe iniziare a percorrere.

Io spero, Direttore, che dal prossimo numero “La Voce di Iglesias”, anziché doversi interessare di politica di “piccolo cabotaggio” legata spesso a personalismi e non a programmi e a cose da fare, si possa interessare e dibattere sui temi importanti per la Città: quali quelli relativi al suo sviluppo, alla sua crescita, su quale “vocazione” elaborare per Iglesias e sulle strategie da percorrere per raggiungere gli obiettivi individuati.

Da Iglesiente “acquisito” a me sembra che Iglesias, dismessa ormai da tempo la sua vocazione mineraria, deve porsi, in modo effettivo, il problema di cosa “vuole essere”: diventare una città di cultura e di turismo oppure deve continuare ad essere una città di supermercati senza alcuna vocazione specifica? Deve essere una città di servizi, di commercio, agro-alimentare-pastorale o cos’altro? La città che bisogna costruire per i ragazzi e i bambini di oggi dovrà svolgere un ruolo produttivo, e di che genere, o di soli “consumatori” di reddito? Come e con quali mezzi e risorse (non solo finanziarie) si possono e si debbono riqualificare e ristrutturare i luoghi in cui vivono e si muovono i nostri concittadini e gli ospiti che vengono a visitare Iglesias? Come riqualificare l’aspetto urbanistico della Città e farla diventare un punto d’interesse turistico non solo Regionale? E ancora come rendere sicure e vivibili le sue strade, le sue piazze e i suoi marciapiedi? E quale ruolo deve svolgere il commercio Iglesiente: tenendo chiuse le attività economiche fino alle diciassette anche durante il periodo estivo, e quindi di turismo, oppure dandosi un proprio impulso economico? E per ultimo con quali idee e con quali strategie si possono impegnare, a prescindere dal proprio “credo” politico, sociale e culturale, le risorse giovanili, culturali, professionali della nostra Città per far crescere effettivamente la nostra Città: ricuperando memoria e storia proprie, che non sono “poca cosa”? 

Di questo spero che si voglia interessare il suo giornale e non solo, Direttore, prima che sia troppo tardi e che Iglesias diventi, come tante altre, una città “normale” senza una sua anima,  un suo ruolo specifico, senza alcuna identità e alcun futuro per i propri giovani figli.

Ovviamente su questi temi dovrebbero cimentarsi ed esprimersi tutte le forze sane e produttive della Città: senza alcuna differenziazione politica, culturale e sociale; animate solo dall’unico intento che deve essere quello di far uscire Iglesias da una situazione difficile che nonostante alcune positive realizzazioni e iniziative, per ciò che conosco, già in atto (Riqualificazione delle Mura Pisane, il Parco geominerario, Il Corteo Storico Medioevale, Notteggiando e tante altre iniziative e manifestazioni religiose, culturali e civili, ecc.) o in via di realizzazione (Progetto culturale e turistico dell’architetto Jacques Herzog per la zona geomineraria di Monteponi, Carbonia e Iglesias, e quant’altro) rischia di relegarla ad un ruolo di stagnazione, se non di decadenza, e senza prospettive per i suoi giovani figli. Poiché sulle tematiche richiamate, e non solo, credo che esistano iniziative e atti politici e amministrativi già avviati, il percorso del dibattito e del confronto potrà essere più agevole e fruttifero di migliori risultati!  

Sono queste, Direttore, idee e riflessioni, fatte da chi, amando questa città, “vive” e “osserva” dal di fuori la vita e gli avvenimenti politici e amministrative di Iglesias ma che, nonostante gli anni e i decenni che passano, vede la Città quasi piegata su stessa e senza significativi miglioramenti, nemmeno sulle infrastrutture viarie e civili.

Grazie per l’ospitalità Direttore, e auguri per il suo importante lavoro.

Commento del Direttore

Caro Morabito,

apprezzo le sue garbate argomentazioni ma è difficile negare che le primarie del Pd di ottobre 2007 avessero un esito scontato. L'incoronazione di Veltroni era prevista, Letta e Bindi si candidarono per dare una parvenza di sfida a una vicenda dall'esito già scritto. So bene che la costruzione di un “partito nuovo”, quale il Pd aspira ad essere, non è semplice. Quelle poche righe riferite al suo leader mi pare abbiano fotografato la realtà di un'opposizione parlamentare in chiara confusione politica e strategica e minata dalla difesa di rendite di posizione dei suoi autorevoli esponenti (il che si ripete, pari pari, a livello regionale e cittadino). Ora, è vero che spetta ai cittadini giudicare l'operato degli amministratori col voto. Ma è anche vero che la situazione di Iglesias, con l'inconcludenza amministrativa, lo scontento dei cittadini e le beghe personali tra vari pezzi dell'ex maggioranza, è più da analizzare come uno psicodramma collettivo che come dialettica politica. Quanto ai progetti in cantiere ci sono: ma bisogna saperli realizzare, altrimenti i giovani di cui lei parla (ormai pochissimi, mi creda) il futuro dovranno costruirselo altrove.

(r.c.)

Ringraziamenti per la pubblicazione di Giuseppe Morabito del 2/10/2008

Egr. Sig. Direttore de "La voce di Iglesias"

Visitando il sito de "La voce di Iglesias" ho riscontrato con piacere che la lettera che avevo scritto al suo giornale è stata pubblicata nel numero 9 del 28/9 u.s..

La ringrazio per tale atto e anche per le  considerazioni che lei esprime in calce alla lettera, sul Partito Democratico,  che meritano naturalmente il massimo rispetto anche se non collimanti del tutto con quelle da me espresse. 

Sulla situazione politica-amministrativa di Iglesias forse ha ragione Lei che si tratta più di un psicodramma collettivo che di una dialettica politica. Purtroppo, in casi come questi, chi ci rimette, sempre, è la città e i problemi dei suoi cittadini!

Come Lei avrà potuto notare, Sig. Direttore, nella mia lettera ho proposto alcune riflessioni, anche se per titoli, allo scopo di aprire una discussione fra tutte le forze sane e produttive della Città: senza alcuna differenziazione politica, culturale e sociale, sulla "vocazione" della città e sui modi come poterla rilanciare per farla vivere. 

Secondo me non è solo un problema di di progetti in cantiere che, come scrive Lei, non trovano soggetti capaci a realizzarli; ma anche di progettualità da costruire per il futuro di Iglesias.

Non vorrei che nella Iglesias dei prossimi decenni i giovani, come Lei scrive, il futuro dovranno costruirselo altrove.... Sarebbe un fatto tragico anche perché, come Lei sa, un popolo senza giovani è destinato a morire. 

Su questi temi auspico tuttora che un vento nuovo si alzi nella nostra amata città e che, col coinvolgimento di tutte le forze migliori della società iglesiente, si creino le condizioni per una sua piena rinascita non solo politica ed economica ma anche sociale e morale.

Augurandole buon lavoro, gradisca anche i miei più cordiali saluti,